Preghiera per Černobyl'
Svjatlana Aleksievič


Al trentesimo anniversario dal disastro di Černobyl', e a cinque anni dal terremoto che ha colpito Fukushima; proponiamo un articolo scritto dalla giornalista Svjatlana Aleksievič che espone alcune riflessioni sull'impatto del nucleare.

Di seguito alcuni passaggi dell'articolo, scaricabile in versione integrale nel link sottostante.

"Qualche anno fa sono stata nella centrale nucleare di Tomari, sull'isola di Hokkaido. Il primo incontro fu di mattina, dalla finestra dell'albergo: uno strano oggetto volante dalle linee perfette pareva essere atterrato sulla riva dell'oceano. E poi era bianca, come le ali dei gabbiani. Gli addetti alla centrale si sentivano demiurghi. Padroni del mondo. Mi chiesero di Černobyl'. Ascoltarono la risposta e mi sorrisero, partecipi. Da noi non potrà mai accadere, dissero. Neanche se un aeroplano ci si schiantasse contro, neanche con un terremoto di magnitudo 8. Questa volta, però, e per la prima volta nella storia del Giappone, il terremoto è stato di magnitudo 9." 

"A Černobyl' non si pensava ancora come Černobyl' avrebbe voluto. A Černobyl' ci si comportava come in guerra. E la trasformazione dell'uomo da precernobyliano a cernobyliano avvenne sotto i miei occhi. Cambiò il mondo. Cambiò il nemico. La morte ebbe facce nuove che non conoscevamo ancora. Non si vedeva, la morte, non si toccava, non aveva odore. Mancavano persino le parole, per raccontare della gente che aveva paura dell'acqua, della terra, dei fiori, degli alberi. Perché niente di simile era mai accaduto, prima. Le cose erano le stesse - i fiori avevano la solita forma, il solito odore - eppure potevano uccidere."